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From pierced darkness flowers grow

Paul Carter (UK)

From pierced darkness flowers grow

18 ottobre | Sala Expo | 17:45 e 20:45

 

Durata/running time: 45’ (parte iniziale/initial part) e 45’ (parte conclusiva/final part)
prima assoluta/world premiere

 


Un cuneo nero che torreggia come un ostacolo, sconfinato. Le profondità più oscure inghiottono la vita. Muto, cieco, paralizzato. Peso morto. Inzuppato, schiacciato. Vuoto scivoloso. Spirale. Senza orizzonte. Perduto. Intrappolato dentro, in un oblio cavernoso. Correre per cercare un punto d'appoggio. Desiderio di una stampella per stabilizzarsi. Nell'oscurità più buia c'è un movimento. Una svolta di marea. La luce si agita dentro un vuoto perforato; la radiosità penetra nelle cicatrici. Nuovi germogli emergono alla luce.

From pierced darkness flowers grow (dall'oscurità trafitta crescono i fiori) è un'installazione performativa partecipativa composta da una serie di opere che contemplano i momenti più bui della nostra vita, quando il vuoto nero ci consuma, inghiottendo tutto tranne quell'ostacolo insormontabile che abita l'interezza dell'essere. Il lavoro di Paul Carter apre lo spazio per riflettere su queste esperienze incarnate, con l'intento di innescare una catarsi, mettendo a riposo momenti difficili.


Black wedge obstacle towering; boundless. Darkest depths swallow life. Mute, blind, paralysed. Dead weight. Swamped, crushed. Slippery void. Spiralling. Horizonless. Lost. Trapped within; cavernous oblivion. Grappling for a foothold, for anything. Yearning for a crutch to stabilise. Within the darkest dark, movement. A tide turning. Light stirs within. Void punctured; radiance penetrates the scars. New shoots emerge within the light.

‘From pierced darkness flowers grow’ is a participatory performative installation in a series of works that contemplates the darkest moments in our life when the black void consumes us, swallowing all but an unsurmountable obstacle inhabiting the entirety of being. Paul Carter’s work opens up space to reflect on these embodied experiences with an intent for catharsis to take hold, laying troubled times to rest.


CREDITI/CREDITS

di/by Paul Carter

Sketch di/sketch by Stephen Prince



Radicate nell’esplorazione umanista del mondo nel momento del suo incontro, le performance di Paul Carter sono crude e sincere nel loro modo di riconoscere, considerare e accogliere il “qui ed ora”. Una presenza incarnata e in ascolto spinta all’azione da un chiaro intento di esplorare domande, navigare in acque sconosciute, e scavare in profondità per giungere a nuove intuizioni. Il suo lavoro vuole reimmaginare, rimescolare, reindirizzare e rimettere in discussione il nostro sistema di valori e il modo in cui ci relazioniamo e navighiamo in questo mondo, con l’obiettivo di di catalizzare un cambiamento in positivo.

Per oltre un decennio (dal 2006 al 2017) Paul ha collaborato con Alexandra Zierle nel duo di performance art Zierle & Carter, in un’intensa attività performativa ed espositiva all’interno di festival, mostre e spazi di residenza in tutto il mondo, attraversando in ogni continente musei e gallerie, cinema abbandonati, templi, parchi cittadini, giardini barocchi, orli di precipizi, pianori montani coperti di neve, bunker della seconda guerra mondiale, tunnel, biblioteche, foreste in fiamme, crateri di vulcani e piedi di ghiacciai. Spostato il focus sulla pratica solista, l’interesse di Paul Carter è ora rivolto all’approfondimento di un approccio in relazione con il sito, attraverso l’esplorazione di dispositivi durazionali, basati sul processo e guidati dai materiali, nel tentativo di svelare ed evocare esperienze potenti, di grande impatto, esplosive, non mediate.


Rooted in a humanist exploration of the world as he encounters it, Paul Carter’s performance work is raw and sincere in its acknowledgement, consideration and embracing of what’s ‘here’ now. A ‘listening’ embodied presence moved into action by a clear intent to explore questions, navigate unknown terrains, and to delve deep to arrive with new insights. His work looks to reimagine, reshuffle, readdress and requestion our belief systems and how we interface and navigate this world with an intent to catalyse positive change.

For over a decade (2006 to 2017) Paul collaborated with Alexandra Zierle in the performance art duo Zierle & Carter, performing and exhibiting extensively in festival, exhibition and residency contexts throughout the world across all continents, from museums and galleries, to empty cinemas, temples, city parks, baroque gardens, cliff edges, snow covered mountain plateaus, world war two bunkers, tunnels, libraries, bush fire forests, craters of volcanoes, and bases of glaciers. Shifting his focus to a solo practice, Paul Carter’s interest now lies in deepening a site responsive performance approach that explores durational, process based, and material led concerns in an attempt to unearth and evoke powerful, arresting, charged and unmediated experiences.

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