THE PAPER WALL

Francesca Fini (IT)

THE PAPER WALL

Dal/from 14 al/to 20 ottobre | Sala Expo | dalle/from 11:00 alle/to 19:00

 

 


THE PAPER WALL è un'installazione pittorico-performativa che si svilupperà durante le sessioni giornaliere per un'intera settimana. L'installazione inizia con la costruzione di un muro simbolico, realizzato assemblando moduli di cartone trovati casualmente in rete, la cui forma sinistra - che sembrerebbe essere il frutto dell'inconsapevolezza del produttore - si inserisce perfettamente nel concetto dell'opera. Il Muro, qualunque sia il suo colore, la sua latitudine e la sua sostanza, materiale o mentale, è un'idea diabolica: oltre a tenere fuori quelli che stanno fuori, imprigiona quelli che stanno dentro. Il Muro ha quindi un doppio valore: separazione dall'esterno e controllo dell'interno.

Questo principio ha la sua manifestazione plastica nella seconda fase dell'opera, quando, all'interno dell'area circoscritta dal Muro, contrassegno il territorio con i colori, i simboli e le forme della bandiera nazionale locale. In questa fase sono assistita da alcuni piccoli robot che interagiscono con l'installazione. Quelli che metto all'interno del Muro, equipaggiati con pennarelli neri, contribuiscono e allo stesso tempo interferiscono costantemente con il mio progetto, ma tendono anche ad espandere le loro traiettorie casuali, finendo inevitabilmente ai confini, dove attaccano i mattoni di cartone alla ricerca di un via di fuga. La performance poi si sviluppa nel mio tentativo di continuare il progetto, mentre nel frattempo cerco di monitorare il comportamento dei robot, riportandoli dentro quando riescono a uscire e ripristinando il muro: una danza maldestra e faticosa in cui si consuma la natura grottesca del controllo.

Ma ci sono anche altri robot, quelli che metto fuori dal muro e che, dopo alcuni tentativi di ingresso, trovano percorsi alternativi, lasciando il confine ed esplorando la stanza nella sua interezza. Se uno volesse trovare un senso nel comportamento meccanico di questi dispositivi inconsci, si potrebbe dire che il Muro è prigione prima di essere ostacolo, e che paradossalmente riguarda soprattutto chi si trova dentro. Perché nessun sistema meccanico o biologico, semplice o complesso che sia, programmato per espandersi, può essere tenuto all'interno di un'area chiusa e circoscritta. Da una parte abbiamo il Muro, dall'altra un'entropia inarrestabile e imponderabile. Il lavoro si concluderà l'ultimo giorno della performance, con l'esplorazione di questo concetto. Una volta completato il disegno, abbandonerò il ruolo del controllore. Lascerò l'installazione in balia dei robot, liberi di spostarsi all'interno e all'esterno del muro.

 

THE PAPER WALL is a pictorial-performative installation that will develop during daily sessions for a whole week. The installation begins with the construction of a symbolic wall, made by assembling cardboard modules found by chance in the network, whose sinister shape - which would seem to be the fruit of the manufacturer’s unawareness - fits perfectly into the concept of the work. The Wall, whatever its color, its latitude and its substance, material or mental, is a diabolic idea: besides keeping out the unwanted, it imprisons those inside. The Wall therefore has a double value: separation from the outside and control of the inside.

This principle has its plastic manifestation in the second phase of the work, when, within the area circumscribed by the Wall, I mark the territory with the colors, symbols and shapes of the local national flag. In this phase I am assisted by some small robots that interact with the installation. Those that I place inside the Wall, equipped with black markers, contribute and at the same time constantly interfere with my design, but also tend to expand their random trajectories, ending up inevitably at the borders, where they attack the cardboard bricks looking for a way out. The performance then develops in my attempt to continue the design, while in the meantime I try to monitor the behavior of the robots, bringing them back within the fixed perimeter when they manage to get out and restoring the wall failures: a clumsy and labored dance in which is consumed the grotesque nature of control.

But there are also other robots, those that I place outside the wall and that, after some entry attempts, find alternative routes, leaving the border and exploring the room in its entirety. If one would want to find a sense in the mechanical behavior of these unconscious devices, you could say that the Wall is a prison, before being an obstacle, and that paradoxically it’s going to affect primarily those inside. Because no mechanical or biological system, simple or complex, programmed to expand, can be held within a closed and circumscribed area. On the one hand we have the Wall, on the other an unstoppable and imponderable entropy. The work will end on the last day of the durational performance, with the exploration of this concept. Once the drawing is complete, I will abandon the role of the controller. I will leave the installation at the mercy of the robots, free to move inside and outside the wall. I will sit outside the perimeter to see what they will do.

 

Francesca Fini è un’artista interdisciplinare che da anni si muove in quel territorio di confine dove le arti visive si ibridano, generando una sintesi nuova proprio nel linguaggio performativo contemporaneo. Negli anni ha presentato il suo lavoro al Museo MACRO e MAXXI di Roma, al Guggenheim di Bilbao, al Schusev State Museum of Architecture di Mosca, alle Tese dell'Arsenale di Venezia, al Georgia Institute of Technology e molti altri. Ha performato a Toronto per FADO Performance Art Festival, a Chicago per Rapid Pulse Festival, a Belo Horizonte per FAD Festival De Arte Digital, a San Paolo e a Rio per FILE Electronic Language International Festival, a Madrid per IVHAM e Proyector Festival, a Mumbai per Kala Ghoda, a Tokyo per il Japan Media Arts Festival. A Venezia ha preso parte alla prima Venice International Performance Art Week, nei suggestivi spazi di Palazzo Bembo, e presentato i suoi video su invito di Carlo Montanaro presso la galleria AplusA, padiglione della Slovenia alla 55° Biennale di Venezia. Nel 2014 e nel 2016 è stata selezionata da Bob Wilson per partecipare alla residenza artistica presso il Watermill Center di New York, e successivamente invitata alla Triennale di Milano per un evento del Watermill presso l’Illy Art Lab. Francesca Fini ha presentato il suo lavoro all’Accademia di Belle Arti di Bologna, all’Università di Coimbra, alla RUFA di Roma su invito di Bruno Di Marino, al Satyajit Ray Film and Television Institute di Calcutta, alla ESAD University di Caldas da Rainha e al Georgia Institute of Technology di Atlanta, per il Margaret Guthman Musical Instrument Prize. Nel febbraio del 2016, dopo un anno di lavorazione, ha ultimato il lungometraggio sperimentale “Ofelia non annega”. Il lavoro, inserito da Adriano Aprà tra i 20 film italiani più belli degli ultimi 10 anni, mescola il linguaggio della performance art a quello dell’archivio storico dell’Istituto Luce. Francesca Fini è citata dalla Treccani alla nuovissima voce "cyber-performance", come uno degli artisti più rappresentativi dei nuovi linguaggi scenici in Italia. I suoi video e le sue performance sono distribuite da Video Out Vancouver, VIVO Media Art Center Canada e Vertex Art Gallery UK.

 

Francesca Fini is an interdisciplinary artist focused on experimental cinema, digital animation, new media, installation and performance art. Her live projects, often addressing issues related to femininity, the distortions in the perception of beauty, the influences of society on gender and women's issues, are a mix of traditional media, lo-fi technology, homemade interaction design devices, live audio and video. Primarily interested in video and live art, she also creates artworks assembling performance art relics and video stills. With a deep training as a digital artist, she worked for fifteen years in the field of digital media and television. Among the most important art events in which she took part in the last few years, we would mention the 2011 WRO Biennale in Poland, CINEMED Film Festival in Montpellier, NordArt International Art Exhibition, Berlin Directors Lounge and IKONO TV Film Festival in Germany, Videoformes Festival in Clermont Ferrand, Szczecin European Film Festival (SEFF) in Poland, FILE Electronic Language International Festival in Brasil, Athens Videoart Festival, IVHAM New Media Arts Fest and Proyector Festival in Madrid, CYBERFEST and Now&After in Russia, Robot Festival in Bologna, Instants Video numériques et poétiques in Marseille, BORDERCROSSING - official collateral event @ MANIFESTA12, MEM Festival at the Guggenheim Museum in Bilbao, BODY + CAMERA at MANA Contemporary Chicago, Un-Becoming at SomoS Art House Berlin, the Japan Media Arts Festival in Tokyo and the Margaret Guthman Musical Instrument Competition, organized by the Georgia Institute of Technology in Atlanta. In 2012 she has been invited to the first Venice International Performance Art Week, featuring among the others the work of Valie Export, Jan Fabre, Yoko Ono, Marina Abramovic and Hermann Nitsch. In 2014 she has been selected for the. In 2014 and 2016 she was artist in residence at Bob Wilson's Watermill Center in New York. In 2016 she wrote and directed Ophelia did not drown; an experimental feature film based on the hybridization between found-footage (from the national archive Istituto Luce Cinecittà) and original contemporary performative language. The film premiered in New York, Clermont-Ferrand and at Macro Contemporary Museum in Rome. That same year she wrote and directed Gold - looking for Oz, a 60 minutes experimental documentary produced during an art residency in Jerusalem and financed by Musrara Mix Festival. She is cited by Treccani Encyclopedia as one of the greatest exponents of cyber-performance in Italy.

 

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