Performance Art! Arte e sovversione/Performance Art! Art and subversion

Marco Chenevier e Francesca Fini intervistano Alexandra Zierle e Paul Carter/Marco Chenevier and Francesca Fini interview Alexandra Zierle and Paul Carter

La conferenza si terrà in inglese con traduzione in italiano/This conference will be given in English with Italian translation

Cos'è la performance art? Quali differenze, quali confini possiamo tracciare? Cos'è teatro, cosa danza, cosa musica e cos'è performance?
Forse sono tutte domande sbagliate, domande figlie di un tempo che scivola via per lasciar posto ad altre domande, riguardo ai rapporti di potere che ogni forma d'arte sottende. Il teatro, la danza, l'arte visiva: quali rapporti di potere celano? Perché si sono costituite forme d'arte che formalizzano tali rapporti? E può l'arte emanciparsi da essi ed apparire/sparire ritmicamente nella vita, sbaragliando le regole a cui disperatamente ci aggrappiamo?
Quando Vito Acconci in Conversions, videoperformance del 1971, gioca ironicamente con il concetto di trans-genderismo, manipolando e alterando le proprie parti del corpo per suggerire trasformazioni sessuali, nascondendo i genitali tra le gambe, bruciando i peli del petto con una candela e schiacciando lateralmente i seni per simulare le mammelle femminili, l’effetto illusionistico è determinato dal fatto che quelle parti del corpo sono sapientemente inquadrate da una videocamera. Acconci utilizza il linguaggio e la potenzialità del frame, l’evocativo annullamento della realtà della complessità del corpo nella poetica del dettaglio, ribaltando il piano del reale attraverso il potenziale sovversivo del dispositivo e del corpo.
La performance art porta nel suo DNA questo duplice carattere distruttivo e creativo, questa predisposizione ad alterare lo strumento, il “device”, attraverso il sacrificio rituale del corpo, per svelare letture altre del reale. Una forza detonante in cui convergono storicamente le sollecitazioni del futurismo, del dadaismo e del surrealismo, per poi esplodere nella body-art degli anni Sessanta e Settanta, e nelle contaminazioni tecnologiche degli anni Ottanta e Novanta.
Il corpo, il gesto e il dispositivo (tecnologico o narrativo), che diventano opera vivente, nel qui e ora di un’immediatezza esperienziale lontanissima dalla missione rappresentativa del teatro, sono gli elementi di un linguaggio che, più degli altri, riesce a minare, detonare e mettere in discussione il proprio tempo, farne affiorare le discrepanze, le contraddizioni e le ingiustizie. La performance art, in tal senso, è sempre un linguaggio profondamente politico e sovversivo che deve oggi interrogarsi anch'esso sul suo ruolo nella società della post-verità.


What is performance art? What are the differences, what borders can we trace? What is theatre, what is dance, what is music, what is performance?
Perhaps these are all the wrong questions, questions rooted in a time that slips away only to lead way to other questions, related to the power relations that every art form implies. Theatre, dance, art: what power relations do they hide? Why art forms have been established that formalize those power relations? And can art emancipate itself from them and appear/disappear rithmically in life, subverting the rules to which we desperately cling?
When Vito Acconci in Conversions, a 1971 videoperformance, ironically played with the concept of transgenderism, manipulating and altering his body parts to suggest sexual transformations, hiding the genitals between his legs, burning his chest hair with a candle and literally pressing together his pectorals to simulate female breasts, the illusionistic effect is determined by the fact that those body parts were skillfully framed by a video camera. Acconci used the language and the potential of the frame, the evocative erasing of reality, represented by the complexity of the body, in favour of the poetic of detail, overturning the dimension of what is real by using the subversive potential of the device and of the body.
Performance art carries this destructive and creative character in its DNA, this inclination towards the alteration of the instrument, the device, through the ritual sacrifice of the body, in order to unveil other readings of reality. A detonating force in which storically converged the stimuli of Futurism, Dadaism and Surrealism, later exploded in the Sixties and the Seventies, and in the technologic contaminations of the Eighties and the Nineties.
The body, the gesture and the device (technologic or narrative) that become a living work of art, in the “here and now” of experience which is so different from the representative mission of theatre, these are the main elements of a language that, more than others, can undermine, detonate and question its own time, let its dicrepancies, contradictions and injustices come to the surface. Performance art is always, in this sense, a profoundly political and subversive language that must question its own role in today’s post-truth society.



Paul Carter
Radicato nell’esplorazione umanista del mondo nel momento del suo incontro, le performance di Paul Carter sono crude e sincere nel loro modo di riconoscere, considerare e accogliere il “qui ed ora”. Una presenza incarnata e in ascolto spinta all’azione da un chiaro intento di esplorare domande, navigare in acque sconosciute, e scavare in profondità per giungere a nuove intuizioni. Il suo lavoro vuole reimmaginare, rimescolare, reindirizzare e rimettere in discussione il nostro sistema di valori e il modo in cui ci relazioniamo e navighiamo in questo mondo, con l’obiettivo di di catalizzare un cambiamento in positivo.
Per oltre un decennio (dal 2006 al 2017) Paul ha collaborato con Alexandra Zierle nel duo di performance art Zierle & Carter, in un’intensa attività performativa ed espositiva all’interno di festival, mostre e spazi di residenza in tutto il mondo, attraversando in ogni continente musei e gallerie, cinema abbandonati, templi, parchi cittadini, giardini barocchi, orli di precipizi, pianori montani coperti di neve, bunker della seconda guerra mondiale, tunnel, biblioteche, foreste in fiamme, crateri di vulcani e piedi di ghiacciai. Spostato il focus sulla pratica solista, l’interesse di Paul Carter è ora rivolto all’approfondimento di un approccio in relazione con il sito, attraverso l’esplorazione di dispositivi durazionali, basati sul processo e guidati dai materiali, nel tentativo di svelare ed evocare esperienze potenti, di grande impatto, esplosive, non mediate.

Rooted in a humanist exploration of the world as he encounters it, Paul Carter’s performance work is raw and sincere in its acknowledgement, consideration and embracing of what’s ‘here’ now. A ‘listening’ embodied presence moved into action by a clear intent to explore questions, navigate unknown terrains, and to delve deep to arrive with new insights. His work looks to reimagine, reshuffle, readdress and requestion our belief systems and how we interface and navigate this world with an intent to catalyse positive change.
For over a decade (2006 to 2017) Paul collaborated with Alexandra Zierle in the performance art duo Zierle & Carter, performing and exhibiting extensively in festival, exhibition and residency contexts throughout the world across all continents, from museums and galleries, to empty cinemas, temples, city parks, baroque gardens, cliff edges, snow covered mountain plateaus, world war two bunkers, tunnels, libraries, bush fire forests, craters of volcanoes, and bases of glaciers. Shifting his focus to a solo practice, Paul Carter’s interest now lies in deepening a site responsive performance approach that explores durational, process based, and material led concerns in an attempt to unearth and evoke powerful, arresting, charged and unmediated experiences.


Alexandra Zierle
Interdisciplinare, multisensoriale e reattiva verso luoghi e contesti, la pratica di Alexandra Zierle si situa tra la performance art, l'impegno sociale, l'installazione sonora, la fotografia e la scultura. Fino all'anno scorso ha lavorato in collaborazione con Paul Carter, e ha ora iniziato a sviluppare un suo progetto solista.
Il suo lavoro all'interno del duo Zierle & Carter è stato presentato su scala internazionale in Europa, Canada, Stati Uniti, Sudamerica, Australia, Asia e Africa, tra cui all'inaugurazione della Settimana Internazionale della Performance Art di Venezia, Federation Square (Melbourne), CIPAF (Cyprus), Grace Exhibition Space (New York), Rapid Pulse (Chicago), Bildmuseet (Umeå), nonchè al National Theatre e Barbican per SPILL Festival of Performance 2015 (London). Nel 2016, una retrospettiva del loro lavoro è stata esposta in Cina al Chongqing Changjiang Contemporary Museum per PARABIOSIS - Chong Qing Chang Jiang International Contemporary Art Exhibition. L'ultima performance come Zierle & Carter è stata presentata a Hong Kong nel 2017.
I suoi progetti hanno ricevuto sostegni importanti tra cui una residenza presso il Banff Centre in Canada, 6 settimane di R&D in Australia, e una borsa di viaggio di 3 mesi in Patagonia (Argentina/Chile), il suo lavoro è inserito nelle pubblicazioni ‘Personal Structures Time – Space – Existence’ e ‘Double Exposures’ di Manuel Vason.
Come accademica, Alexandra Zierle ha lavorato come Professore Invitato nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Lituania e in Australia e ha condotto workshop a livello internazionale, tra cui presso PAStudies a Kaunas (LT), IPA a Bucarest (RO); oltre a ricoprire il ruolo di facilitatore per i Marathon Workshops di Atene, Cipro e Berlino, ha condotto workshop in autonomia in Germania, Spagna, Svezia e Cina.
Recentemente ha presentato performance a solo in Germania presso la Wuppertaler Performancenacht e per la Istanbul Art Fair. L'anno prossimo si troverà in Canada per presentare il suo lavoro alla Zero Gravity International Performance Art Festival e facilitare un workshop sulla performance art a Edmonton, Canada.
nterdisciplinary, multi-sensory and site and context responsive, Alexandra Zierle’s practice has spanned performance art, socially engaged practice, video, sound installation, photography and sculpture. Up until last year she worked in collaboration with Paul Carter and is now developing her solo practice.
Her work as Zierle & Carter has been widely exhibited internationally throughout Europe, Canada, United States, South America, Australia, in Asia and Africa, such as the inaugural Venice International Performance Art Week, Federation Square (Melbourne), CIPAF (Cyprus), Grace Exhibition Space (New York), Rapid Pulse (Chicago), Bildmuseet (Umeå), and presented a world premiere triptych at The National Theatre and The Barbican for SPILL Festival of Performance 2015 (London). In 2016, as Zierle and Carter she exhibited a retrospective show in China at the Chongqing Changjiang Contemporary Museum for the PARABIOSIS - Chong Qing Chang Jiang International Contemporary Art Exhibition. Her final performance as Zierle & Carter was presented in Hong Kong in October 2017.
She received grants at various projects including a residency at the Banff Centre in Canada, a 6 weeks R&D in Australia, and a 3-month travel scholarship to Patagonia (Argentina/Chile), her work is featured in ‘Personal Structures Time – Space – Existence’ and Manuel Vason’s recent ‘Double Exposures’ publication.
In an academic capacity, Alexandra Zierle has worked as Visiting Lecturers in the UK, USA, Sweden, Lithuania and Australia and has lead workshops internationally, including guest lecturers on PAStudies in Kaunas (LT), IPA in Bucharest (RO) and in addition to facilitating the Marathon Workshops in Athens, Cyprus and Berlin, and has ran independent workshops in Germany, Spain, Sweden and China.
Recently she presented solo performances in Germany at the Wuppertaler Performancenacht and at the Istanbul Art Fair. She will be travelling to Canada next year to present work at Zero Gravity International Performance Art Festival and facilitate a performance art workshop in Edmonton, Canada.
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